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21 Maggio 2020
In questo articolo:
Un proiettore ultra corto sta appoggiato a pochi centimetri dalla parete e riempie uno schermo da cento pollici o più. Niente staffa a soffitto, niente cavi da far correre nel controsoffitto, nessuna ombra quando qualcuno attraversa la stanza. Per un salotto è la soluzione più elegante che esista, ed è il motivo per cui gli architetti la chiedono sempre più spesso.
Ma è anche il prodotto su cui si sbaglia di più, perché quasi nessuno sa che il proiettore da solo non basta: il telo che gli sta davanti è metà del sistema, e la parete su cui lo appoggi decide se funziona o no.
Cos’è davvero, in un numero
La differenza sta tutta nel rapporto di proiezione, cioè quanti metri servono per ottenere un metro di immagine. Un proiettore tradizionale da sala lavora intorno a 1,2-2,0: per un’immagine da tre metri di base sta fra i quattro e i sei metri di distanza, quindi va a soffitto, in fondo alla stanza.
Un ultra corto lavora intorno a 0,2-0,25. Per la stessa immagine gli bastano poche decine di centimetri: si appoggia su un mobile sotto lo schermo e proietta verso l’alto con un angolo estremo. È un’ottica completamente diversa, con uno specchio asferico che apre il fascio in pochissimo spazio.
Da qui vengono tutti i suoi pregi e tutti i suoi limiti. Vengono spesso chiamati Laser TV, ed è il nome commerciale del pacchetto completo: proiettore, telo dedicato e audio integrato. Ne abbiamo parlato distesamente in Laser TV: cos’è e quando ha senso.
Perché in un salotto è la scelta più elegante
- Nessun lavoro edile. Niente staffa, niente cavi nel soffitto, niente presa da portare in mezzo alla stanza. Su una casa già finita è spesso l’unica strada percorribile senza aprire i muri.
- Nessuna ombra. Chi passa davanti non intercetta il fascio, perché la luce sale radente da sotto lo schermo.
- Sparisce come mobile. È un oggetto basso, appoggiato, che si integra con la parete attrezzata invece di stare appeso sopra la testa.
- Si accende e funziona. Sorgente laser, avvio immediato, nessuna lampada da sostituire, silenzioso in confronto a un proiettore che deve fare molta più strada.
Il telo non è un accessorio, è metà del sistema
Questo è il punto che fa la differenza fra un impianto che funziona e uno che delude, e quasi nessuno lo spiega in fase di acquisto.
Un ultra corto richiede uno schermo dedicato, di tipo lenticolare, con una microstruttura a gradini che accetta la luce che sale dal basso e respinge quella che scende dall’alto, cioè lampade e finestre. È la famiglia di schermi ALR pensata apposta per questa geometria. Su un telo bianco normale, o peggio su una parete bianca, l’immagine di un ultra corto perde contrasto e si lava con qualunque luce accesa.
E vale anche il contrario, ed è l’errore più costoso che vediamo: quel telo lenticolare non funziona con un proiettore tradizionale a soffitto, perché quella luce arriva dall’alto ed è esattamente quella che la superficie è progettata per respingere. Telo e proiettore si scelgono insieme, mai uno dopo l’altro.
La parete decide, e nessuno lo dice
Poiché la luce colpisce lo schermo con un angolo radente, ogni minima irregolarità della superficie proietta un’ombra lunga. Su un telo teso a cornice il problema non si pone. Su un telo avvolgibile poco tensionato, o su una parete intonacata usata come schermo, ogni onda e ogni imperfezione da due millimetri diventa una banda visibile in mezzo all’immagine.
Per lo stesso motivo la posizione è critica: pochi centimetri di spostamento cambiano la geometria dell’immagine, e la maggior parte degli ultra corti non ha né zoom né spostamento ottico per rimediare. Il mobile su cui appoggia va quindi progettato con la stessa cura del telo, alla quota giusta, stabile, e possibilmente non spostabile per sbaglio quando si pulisce.
Cosa si perde rispetto a un proiettore da sala
Va detto con onestà, perché è il motivo per cui in una sala dedicata non lo useremmo.
Il contrasto nativo di un ultra corto è mediamente inferiore a quello di un buon proiettore a lungo raggio, e al buio la differenza si vede nelle scene scure. L’uniformità è più difficile da ottenere: la messa a fuoco impeccabile dal centro ai bordi è una sfida ottica seria a quell’angolo. La flessibilità è quasi nulla: la dimensione dell’immagine è decisa dalla distanza dalla parete, e senza zoom non si aggiusta dopo.
E c’è un limite meno tecnico ma altrettanto reale: l’audio integrato. È buono per un televisore e insufficiente per un film, perché il suono arriva tutto da sotto l’immagine invece che dallo spazio intorno a chi guarda. Se il progetto si ferma lì, si ottiene un grande schermo con un piccolo cinema attaccato. Come si imposta un audio vero, anche in un salotto, lo abbiamo scritto nella guida su come posizionare i diffusori surround.
Quando ha senso, e quando no
Ha senso in un soggiorno o in un open space vissuto, dove si guarda anche di giorno, dove non si vogliono opere edili e dove l’apparecchio deve sparire nell’arredo. Ha senso quando l’alternativa realistica non è una sala cinema ma un televisore, perché rispetto a un televisore da 85 pollici raddoppia la superficie dell’immagine a parità di ingombro visivo.
Non ha senso in una stanza dedicata e buia: lì un proiettore a lungo raggio con un buon telo bianco dà più contrasto, più uniformità e più libertà di posizionamento, a parità di spesa. E non ha senso se si pensa di risparmiare sul telo, perché senza la superficie giusta l’investimento si vanifica.
La regola pratica che diamo ai clienti è semplice: se la stanza può diventare buia, si valuta un lungo raggio. Se la stanza deve restare un salotto, l’ultra corto è la risposta giusta, a patto di trattarlo come un sistema e non come un elettrodomestico.
Come si sceglie, in ordine
- Si misura la parete: quanto è larga, quanto è piana, cosa c’è intorno.
- Si decide la dimensione dell’immagine in base alla distanza di visione, non alla parete disponibile. Il criterio è lo stesso delle dimensioni di una sala.
- Si sceglie il telo, lenticolare, tensionato, della misura giusta.
- Si sceglie il proiettore compatibile con quel telo e con quella distanza, e si verifica che la luce basti per quella stanza: il conto è quello dei lumen necessari.
- Si progetta il mobile e il passaggio dei cavi.
- Si tara l’immagine a impianto montato, perché il telo ha un suo colore e una sua resa: vedi la calibrazione del proiettore.
Sei passaggi, e l’apparecchio è il quarto. È l’esatto contrario di come si compra di solito.
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Domande frequenti (FAQ)
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