Schermi ALR

Tempo di lettura: 10,8 min.

7 Settembre 2021

In questo articolo:

ALR sta per Ambient Light Rejecting, cioè “che respinge la luce ambientale”. Gli schermi ALR sono superfici di proiezione costruite per accettare la luce che arriva dal proiettore e rimandare indietro il meno possibile di quella che arriva da finestre, lampade e soffitto. Servono a una cosa sola: rendere guardabile una proiezione in una stanza che non è buia.

Sono la risposta giusta al problema sbagliato in almeno metà dei casi in cui li vediamo montati. Quindi vale la pena capire come funzionano davvero, e soprattutto quando non servono.

Schermi ALR: proiezione nitida in una stanza con luce ambientale

Come funziona uno schermo ALR

Un telo bianco tradizionale è democratico: riflette allo stesso modo tutta la luce che riceve, da qualunque direzione arrivi. Ottimo al buio, disastroso con la luce accesa, perché al fascio del proiettore si somma tutta la luce della stanza e il nero diventa grigio.

Un telo ALR è selettivo. La sua superficie non è liscia ma lavorata con microstrutture ottiche, spesso alternando elementi chiari che riflettono e elementi scuri che assorbono, disposti con un orientamento preciso. Il risultato è che la luce che arriva da una certa direzione viene rimandata verso chi guarda, mentre quella che arriva dalle altre direzioni viene assorbita o deviata via.

La parola chiave è direzione, ed è qui che nascono quasi tutti gli errori.

Due famiglie diverse, che non si scambiano

Sotto la stessa sigla ci sono due tecnologie che risolvono problemi opposti. Sbagliare famiglia è l’errore più costoso che si possa fare su un telo, perché il pezzo funziona benissimo, solo non nella tua stanza.

  • ALR lenticolare per proiettori ultra corto. La superficie ha una microstruttura a gradini che accetta la luce che sale dal basso, cioè quella del proiettore appoggiato sotto lo schermo, e respinge quella che scende dall’alto, cioè lampade e finestre. È la soluzione dei sistemi tipo Laser TV, e con un proiettore tradizionale montato a soffitto non funziona: l’immagine si spegne.
  • ALR angolare e superfici grigie ad alto contrasto per proiezione frontale. Qui la struttura è studiata per rimandare la luce verso la zona dove si siede il pubblico e per assorbire quella diffusa che arriva dai lati. È la scelta per una sala con proiettore a soffitto e un po’ di luce residua che non si riesce a eliminare.

Il vincolo è scritto nelle schede tecniche, per chi le legge: le superfici per proiezione frontale chiedono una distanza minima di proiezione pari a 1,5-1,6 volte la larghezza dell’immagine, mentre quelle per ultra corto sono studiate per un proiettore appoggiato sotto lo schermo e non funzionano se lo stesso proiettore viene installato a soffitto, perché da lassù la sua luce viene letta come luce ambiente e assorbita.

Prima di scegliere il telo va quindi deciso il proiettore, e prima ancora va capito dove sta la luce che dà fastidio. È l’ordine inverso rispetto a come si procede quasi sempre.

Una cosa da sapere prima di confrontare due schede tecniche: le percentuali di reiezione che si leggono, l’ottanta, l’ottantacinque, il novanta per cento, non sono confrontabili fra loro. Non esiste uno standard che stabilisca come si misura la reiezione di un telo, quindi ogni produttore usa un metodo proprio che non pubblica. Quando qualcuno ha messo alla prova otto superfici con lo stesso strumento e lo stesso metodo, i valori misurati sono usciti fra il 49 e l’80 per cento, sistematicamente più bassi di quelli dichiarati. Vale lo stesso per il guadagno: su otto teli provati, tutti misuravano più di quanto scritto sulla scheda, in un caso 1,54 contro 1,0 dichiarato. Non è necessariamente malafede, è che senza un metodo comune ognuno misura come gli conviene. La conseguenza pratica è che la scelta si fa sulla stanza e su una prova, non sulla tabella comparativa.

Confronto tra telo bianco tradizionale e telo ALR in ambiente illuminato

Cosa si guadagna e cosa si paga

Il vantaggio è misurabile e si vede subito: il nero resta nero anche con le luci accese, i colori non si slavano, l’immagine regge in una stanza dove un telo bianco darebbe una fotografia sbiadita.

Quanto vale, in cifre. In una serie di misure indipendenti su una dozzina di superfici, con luce laterale da finestra, un telo bianco neutro tiene un contrasto di circa 10:1, mentre i migliori ALR arrivano fra 25:1 e 36:1. Con faretti accesi a soffitto il bianco scende a 7:1 e il migliore ALR resta sopra 20:1. È un guadagno reale di circa due volte e mezzo, tre volte e mezzo: importante, decisivo in certe stanze, ma lontano dai “cinquanta volte” e “cento volte” che si leggono in qualche scheda commerciale. Quelle cifre sono dichiarazioni di parte e non trovano riscontro in nessuna misura indipendente.

Utile sapere che esiste un riferimento di settore per capire quando una proiezione è accettabile: lo standard nato come ANSI/INFOCOMM 3M-2011 e confluito nel 2022 nello standard AVIXA sul contrasto di sistema chiede 80:1 per il video in movimento, la categoria che comprende l’home cinema, e scende a 7:1 per la semplice visione passiva. Il punto interessante è che quel numero non è una qualità del telo né del proiettore: è una prestazione del sistema, cioè proiettore più superficie più luce presente nella stanza. Si può fallire con ottimi componenti e riuscire con componenti normali in una stanza governata bene.

Il prezzo si paga su tre voci, e nessun produttore le mette in copertina.

L’angolo di visione si stringe. Più il telo è aggressivo nel respingere la luce, più la finestra in cui l’immagine è al meglio diventa stretta. Nelle misure indipendenti l’angolo entro cui la luminosità resta almeno la metà di quella centrale scende a 16-32 gradi sulle superfici più selettive, mentre altre arrivano a 85 gradi in orizzontale ma solo 17-18 in verticale, il che cambia tutto quando le poltrone stanno su due file a quote diverse. Chi siede al centro vede una cosa, chi siede al bordo del divano ne vede un’altra, più scura. Su una fila sola si gestisce, su due file va progettato. È un limite fisico, non un difetto costruttivo, e uno dei produttori storici lo mette per iscritto: le tecniche di reiezione della luce ambiente riducono in misura variabile l’angolo di visione, e non si possono violare le leggi della fisica.

L’uniformità è più difficile. Le superfici ad alto guadagno possono mostrare un punto più luminoso al centro, quello che in gergo si chiama hot spot. In una misura strumentale su nove punti di un telo per ultra corto, il centro dava 30,8 foot-lambert contro 18,9 nell’angolo in basso: quasi il quaranta per cento di luminosità in meno sullo stesso telo, con la stessa immagine. Dipende dalla combinazione tra ottica del proiettore, distanza e struttura del telo, e si valuta caso per caso.

La superficie è delicata. Un telo bianco si pulisce, un ALR ha una microstruttura che se si graffia o si piega non torna più. È uno dei motivi per cui, quando si può, si preferisce il telo fisso a cornice.

Schermo ALR a cornice fissa installato in una sala home cinema

Fisso, motorizzato o manuale

La scelta della meccanica conta quanto quella della superficie, e su un ALR conta di più che su un telo normale.

Schema di uno schermo di proiezione manuale a molla

Manuale. Costa meno e si tira giù a mano. Su un ALR è la soluzione peggiore: la posizione cambia a ogni utilizzo, la tensione non è mai la stessa e la microstruttura ottica lavora bene solo se il telo è perfettamente piano. Ha senso in ufficio, non in una sala.

Schema di uno schermo motorizzato che sale dal pavimento

Motorizzato. Scende dall’alto o sale dal pavimento con un motore, si comanda da telecomando o da sistema domotico e sparisce quando non serve. È la soluzione che gli architetti chiedono più spesso, perché lascia la parete libera. Va scelta nella versione tensionata: senza tensione laterale il telo ondula, e su una superficie ottica l’onda si vede.

Schema di uno schermo elettrico tensionato lateralmente

Fisso a cornice. Si monta a parete come un quadro, non ha parti in movimento, garantisce la planarità migliore e dura più a lungo. In una sala dedicata è la scelta naturale, e la cornice a bordo nero aiuta anche la percezione del contrasto.

Come si sceglie, in ordine

La sequenza corretta è questa, e cambiarla è la ragione per cui certi impianti costosi deludono:

  1. Si guarda la stanza. Da dove entra la luce, a che ora si usa la sala, cosa si può oscurare. Metà delle volte una tenda tecnica risolve meglio e costa meno di un telo speciale.
  2. Si sceglie il tipo di proiezione, ultra corto o frontale. Da qui dipende quale delle due famiglie di ALR è ammessa.
  3. Si verifica il rapporto di proiezione, cioè la distanza a cui il proiettore deve stare per riempire quel telo. Un telo giusto in una posizione sbagliata resta un telo sbagliato.
  4. Si decide la dimensione in base alla distanza di visione, non in base alla parete disponibile. Su questo abbiamo scritto la guida alle dimensioni della sala.
  5. Si calcola la luce che serve, tenendo conto del guadagno della superficie: un telo ALR cambia il conto dei lumen necessari.
  6. Si tara l’immagine sul telo montato, non prima. La superficie ha un suo colore e una sua resa, e la calibrazione serve anche a compensarla.

Sala con proiezione su schermo ALR e luce ambientale controllata

Quando un ALR non serve

In una sala dedicata, buia, con pareti scure e nessuna finestra, un telo ALR è denaro speso male: un telo bianco di qualità dà un’immagine migliore, con angolo di visione più ampio e uniformità superiore. L’ALR nasce per un compromesso, e dove il compromesso non c’è è solo un limite in più.

Il caso in cui invece è quasi obbligatorio è la stanza a uso misto, il salotto che di sera diventa sala, l’ambiente con vetrate che non si possono oscurare del tutto. Lì l’ALR non è un lusso: è la condizione perché l’impianto abbia senso. Un esempio concreto è la sala che abbiamo realizzato con due pareti di vetro, dove il problema della luce è stato affrontato dal progetto e non dal catalogo.

Dettaglio della superficie di uno schermo ALR

La luce prima del telo

Il telo è l’ultimo pezzo di una catena che comincia dalla stanza. Quando la scelta arriva alla fine di un progetto ha senso, quando arriva per prima diventa un tentativo di rimediare con un accessorio a un problema di ambiente. Se hai una stanza con troppa luce e vuoi capire cosa ci si può fare davvero, il modo più rapido è vederlo.

Prenota una visita: chiama lo 0445 1911502 o scrivici da qui. Se sei un architetto o un progettista, richiedi la nostra guida alla progettazione.

ALR è la sigla di Ambient Light Rejecting, che si traduce con “che respinge la luce ambientale”. Indica una superficie di proiezione costruita per riflettere verso lo spettatore la luce del proiettore e assorbire o deviare quella che arriva dalle altre direzioni, in modo da mantenere contrasto e colori anche in una stanza illuminata.

Non esiste un modello migliore in assoluto, esiste quello compatibile con il tuo proiettore e con la geometria della stanza. Le due cose da verificare prima di tutte: che la famiglia sia quella giusta (lenticolare se il proiettore è ultra corto, angolare o grigio ad alto contrasto se è frontale) e che l’angolo di visione utile copra tutte le sedute, non solo quella centrale.

Vale la pena in un ambiente dove la luce non si controlla del tutto: salotto, stanza con vetrate, sala a uso misto. In una sala dedicata e buia no: un buon telo bianco dà più angolo di visione e più uniformità. Prima di comprare il telo conviene verificare quanto costa oscurare davvero la stanza, perché spesso una tenda tecnica risolve meglio.

Non c’è una soglia valida per tutti, perché il contrasto finale non dipende dal telo ma dal sistema: proiettore, superficie e luce presente sommati. Il riferimento di settore, nato come standard ANSI/INFOCOMM e confluito nel 2022 nello standard AVIXA sul contrasto di sistema, chiede almeno 80:1 per il video in movimento, categoria che comprende l’home cinema. Tradotto: la stessa superficie può essere sufficiente in una stanza con una finestra a nord e insufficiente in una vetrata esposta a sud, e la verifica si fa con una misura sul posto, non a catalogo.

No, ed è l’errore più frequente. Le superfici lenticolari pensate per i proiettori ultra corto respingono la luce che arriva dall’alto: un proiettore montato a soffitto rientra in quella categoria, quindi l’immagine risulta spenta e disomogenea. Il telo va scelto dopo il proiettore, mai prima.

I teli di qualità sono in genere garantiti cinque anni e con un uso corretto durano molto di più. Il nemico non è il tempo ma il contatto: la microstruttura ottica non tollera pieghe, graffi e prodotti aggressivi. Sui teli avvolgibili è il meccanismo a invecchiare per primo, sui teli fissi a cornice praticamente non c’è niente che si consumi.

Ultra Experience progetta e realizza sale home cinema chiavi in mano da Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, ed è membro CEDIA. La scelta del telo fa parte del progetto video insieme a proiettore, dimensione dell’immagine e trattamento della luce, e si verifica con misure a impianto installato. Se hai una stanza con troppa luce e vuoi un parere: 0445 1911502 oppure scrivici da qui.

Condividi articolo

Vuoi realizzare una Sala Home Theatre su misura?

Contatta il nostra team per una consulenza gratutita

    I tuoi dati sono al sicuro. Odiamo lo spam quanto te.

    Articoli correlati