Soundbar con moduli surround staccabili senza fili, vista in trasparenza

Tempo di lettura: 8,5 min.

2 Agosto 2023

In questo articolo:

Il sogno dietro ogni home theatre wireless è sempre lo stesso: il suono del cinema senza un cavo in vista, senza canaline, senza tracce nei muri. È un desiderio sacrosanto, ed è anche il terreno dove il mercato promette di più e spiega di meno. Perché la verità tecnica sta in una frase che nessuna scheda prodotto mette in grande: “senza fili” non significa senza fili. Significa senza il cavo del segnale. Ogni diffusore wireless è un diffusore attivo, con un amplificatore dentro, e va alimentato: al posto del cavo che arrivava dall’amplificatore serve una presa di corrente lì vicino.

Capito questo, l’home cinema wireless smette di essere una promessa di magia e diventa quello che è: uno strumento, con casi in cui è la soluzione giusta e casi in cui è un ripiego travestito da comodità.

Come funziona davvero un home theatre wireless

Il segnale audio viaggia via radio dal trasmettitore (una soundbar, un modulo dedicato, l’elettronica di comando) ai diffusori, che lo ricevono e lo amplificano ciascuno per conto proprio. Le tecnologie sotto sono diverse e non equivalenti, e la distanza fra loro si misura in millisecondi.

Il metro di giudizio non è un’opinione: la raccomandazione ITU-R BT.1359 fissa la tolleranza fra suono e immagine entro 90 millisecondi se l’audio arriva in anticipo e 185 se arriva in ritardo, e l’ente europeo dei broadcaster è più severo, con 40 e 60 millisecondi. Curioso e istruttivo: l’orecchio perdona molto di più il suono in ritardo che quello in anticipo, perché in natura il tuono arriva sempre dopo il lampo.

Ora i numeri veri. Il Bluetooth porta un ritardo che, a seconda del codec, va da un centinaio a oltre duecento millisecondi, con il suono che arriva dopo l’immagine: sempre oltre la soglia europea dei 60, e con i codec più comuni a ridosso o oltre i 185 dell’ITU. È il motivo per cui va benissimo per la musica in cuffia e fatica a reggere un film. I sistemi radio dedicati al cinema stanno su un altro pianeta: lo standard più diffuso in questo campo, WiSA, dichiara 2,6 millisecondi a 96 kHz e 5,2 a 48 kHz, con i diffusori allineati fra loro entro due milionesimi di secondo, e trasporta audio non compresso a 24 bit. La differenza fra “senza fili” e “senza fili” sta tutta qui, e non si legge sulla scatola.

Le tre famiglie che si incontrano davvero:

  • Soundbar con surround e subwoofer wireless. La più diffusa: la barra fa il fronte, due satelliti dietro e il sub ricevono via radio. È la strada del miglioramento rapido in salotto, con i limiti delle soundbar sul fronte.
  • Sistemi di diffusori attivi wireless di fascia alta. Diffusori veri, ognuno amplificato, che ricevono il multicanale da un trasmettitore centrale. Qui la qualità può essere seria, e il senza fili diventa una scelta di installazione più che un compromesso.
  • Il subwoofer wireless, che merita un discorso a parte: è il caso in cui il senza fili funziona meglio, perché il ritardo si gestisce e il sub va spesso in posizioni dove far arrivare un cavo è complicato. È comune anche negli impianti tradizionali.

Cosa il senza fili fa bene

Tre situazioni in cui è la risposta giusta:

  • La casa finita. Pavimenti posati, pareti tinteggiate, nessuna voglia di riaprire: portare due surround dietro il divano senza tracce è esattamente il problema che il wireless risolve. Serve solo una presa vicino a ogni diffusore.
  • I canali posteriori impossibili. Anche in impianti cablati, capita che il percorso verso il fondo sala non esista: il collegamento radio per i soli surround è un compromesso onesto e spesso invisibile all’ascolto.
  • Il subwoofer libero. La posizione giusta di un sub la decide la stanza, non la presa d’antenna: senza cavo di segnale si può metterlo dove rende, non dove arriva il filo.

Cosa il senza fili non può fare

E qui sta la parte che le pubblicità non raccontano.

Non elimina i fili: li sostituisce con prese. Cinque diffusori wireless vogliono cinque punti di alimentazione. Lo scrivono gli stessi produttori nelle guide di installazione: ogni unità va collegata a una presa funzionante, e i modelli a batteria non sono ammessi come surround. In una stanza senza prese nei punti giusti, il problema si è solo spostato.

Ha un tetto di canali, e si tocca prima di quanto sembri. Lo standard radio più diffuso per il cinema domestico trasporta fino a otto canali, che vuol dire un 7.1 oppure un 5.1.2, cioè cinque diffusori intorno più due a soffitto. Dolby, per l’Atmos in casa, prevede configurazioni fino a ventiquattro diffusori a pavimento e dieci a soffitto. Non è una polemica sul senza fili, è una differenza fra due specifiche pubblicate: sopra una certa ambizione la radio non arriva, e la sala si cabla. Sotto quella soglia il senza fili fa il suo lavoro benissimo.

Non è indifferente alla casa. Le trasmissioni radio convivono con Wi-Fi, muri pieni e interferenze: i sistemi seri lo gestiscono bene, quelli economici no, e il risultato sono cadute e disallineamenti che in un film si notano subito.

Non raggiunge l’affidabilità del cavo. Un cavo posato bene funziona per trent’anni senza pensarci. È il motivo per cui nelle sale dedicate, dove i muri si aprono comunque, il cablaggio resta lo standard: la predisposizione dei cavi è una delle prime voci del progetto, come raccontiamo nella guida sala cinema in casa: da dove si parte. Il confronto ragionato fra le due strade lo abbiamo scritto anche in casse wireless o cablate.

Non trasforma una soundbar in un impianto. Il senza fili è un modo di collegare, non un livello di qualità: valgono le stesse regole di sempre su diffusori, disposizione e taratura. Un sistema wireless con i satelliti nei posti sbagliati resta un impianto messo male, solo senza cavi.

Il criterio per scegliere

La domanda giusta non è “wireless sì o no”, è: in questa stanza, in questo momento della sua vita, cosa costa meno fra portare i cavi e accettare i limiti della radio?

Se la casa è in costruzione o in ristrutturazione, la risposta è quasi sempre il cavo: costa poco quando i muri sono aperti e non lo è mai più dopo. Se la casa è finita e l’obiettivo è un salotto che suoni davvero, il wireless di qualità è una strada seria: un 5.1 con surround senza fili ben posizionati batte qualunque barra da sola, e come vanno disposti i diffusori non cambia, le regole sono nella guida su come posizionare i diffusori surround.

E in tutti e due i casi vale la gerarchia di sempre: prima la stanza e la disposizione, poi i diffusori, poi il modo di collegarli. Il senza fili è l’ultima decisione della catena, non la prima. Cosa debba esserci intorno, dal surround 5.1 in su, non dipende da come viaggia il segnale.

Per questo, prima di scegliere, conviene mettere in fila tre cose. Cosa va deciso prima: dove staranno i diffusori e dove serviranno le prese, perché una presa a ogni posizione si prevede quando l’impianto elettrico è ancora aperto, e una tubazione vuota verso i punti dei surround lascia la libertà di passare al cavo più avanti. Cosa va misurato: la tenuta del collegamento radio nella stanza vera e l’allineamento fra i diffusori, che si verifica con il microfono in fase di taratura e non a orecchio. Cosa costa rifare: riaprire pareti e controsoffitti finiti per portare un cavo che non era stato previsto.

Togliere i cavi non cambia le regole del gioco: restano gli stessi cinque pilastri del cinema in casa, ambiente, schermo, proiezione, suono e sorgente.

Per sentire cosa cambia fra un impianto pensato con la stanza e uno aggiunto dopo, vieni nella sala demo di Bassano del Grappa. Se sei un progettista, porta il tuo committente. Chiama lo 0445 1911502 o scrivici da qui.

Domande frequenti (FAQ)

Un home theatre wireless è davvero senza fili?

No: è senza il cavo del segnale. Ogni diffusore wireless è attivo, cioè amplificato al suo interno, e va alimentato dalla rete elettrica: serve una presa vicino a ogni diffusore. L’unico impianto davvero senza fili in vista è quello con i cavi dentro le pareti, previsto dal progetto.

Il wireless suona peggio del cavo?

Dipende da cosa c’è sotto la parola. I sistemi radio dedicati al cinema trasportano audio non compresso a 24 bit con una latenza dichiarata di pochi millisecondi, e la differenza all’ascolto è minima o nulla. Il Bluetooth invece comprime e porta un ritardo che va da un centinaio a oltre duecento millisecondi a seconda del codec, quando la raccomandazione ITU-R BT.1359 tollera al massimo 185 millisecondi di suono in ritardo sull’immagine e l’ente europeo dei broadcaster 60: per la musica in cuffia va benissimo, per un film è al limite o oltre. La qualità comunque la fanno molto di più i diffusori, la loro posizione e la taratura: il modo di collegarli è l’ultima variabile della catena.

Si può fare un Dolby Atmos senza fili?

Fino a un certo punto. Lo standard radio più diffuso arriva a otto canali, quindi consente un 5.1.2, cioè cinque diffusori intorno all’ascoltatore più due a soffitto: un Atmos vero, ma nella sua configurazione minima. Le configurazioni ampie previste da Dolby per la casa, che arrivano a ventiquattro diffusori a pavimento e dieci a soffitto, richiedono il cablaggio. La domanda pratica non è quindi “wireless sì o no”, ma quanti canali serve davvero portare in quella stanza.

Si può fare un home theatre 5.1 wireless?

Sì, ed è uno dei casi in cui il wireless rende di più: il fronte resta cablato e i due surround ricevono via radio, risolvendo il problema del cavo che attraversa la stanza. Le posizioni dei diffusori restano quelle di un 5.1 vero: ai lati o dietro le sedute, non dove capita.

Il subwoofer wireless funziona bene?

È il componente dove il senza fili funziona meglio: il collegamento radio per le basse frequenze è ormai maturo e libera il subwoofer dal vincolo del cavo, permettendo di metterlo dove la stanza rende meglio. È diffuso anche negli impianti tradizionali.

Casa in ristrutturazione: wireless o cavi?

Cavi, quasi sempre: quando i muri sono aperti la predisposizione costa poco e vale per decenni, e lascia comunque la libertà di usare componenti wireless dove servisse. Il senza fili dà il suo meglio nelle case finite, dove aprire tracce non è più un’opzione.

Chi progetta impianti home theatre in Veneto?

Ultra Experience progetta e realizza sale home cinema chiavi in mano da Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, ed è membro CEDIA. Cablato, wireless o misto, l’impianto nasce dalla stanza e si chiude con la taratura strumentale. La sala demo si visita su appuntamento: 0445 1911502 oppure scrivici da qui.

Condividi articolo

Vuoi realizzare una Sala Home Theatre su misura?

Contatta il nostra team per una consulenza gratutita

    I tuoi dati sono al sicuro. Odiamo lo spam quanto te.

    Articoli correlati