Parete di una sala cinema in costruzione, con la stratigrafia per l'isolamento acustico

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31 Maggio 2020

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Una sala cinema fatta bene suona forte. Sui canali principali il livello di riferimento del cinema arriva a 105 decibel di picco, e il canale dedicato alle frequenze basse ne aggiunge altri dieci. È tanto: è il motivo per cui in sala l’esplosione si sente nel petto, ed è anche il motivo per cui, senza isolamento acustico, la stessa esplosione arriva in camera da letto.

L’isolamento acustico è il lavoro che impedisce al suono di attraversare le pareti, in uscita e in entrata. Non ha niente a che vedere con il trattamento acustico, che invece governa come il suono si comporta dentro la stanza: una sala isolata benissimo può suonare malissimo, e viceversa. Si progettano insieme e si costruiscono in momenti diversi.

Il conto che decide tutto

Isolamento acustico di una sala cinema: quanti decibel restano in camera con una parete a norma e con una parete progettata

In Italia i requisiti minimi li fissa il DPCM del 5 dicembre 1997, in vigore per tutti gli edifici autorizzati dopo il 20 febbraio 1998. Fra due unità immobiliari diverse la parete deve garantire almeno 50 decibel di potere fonoisolante, il rumore da calpestio deve restare sotto i 63 e la facciata deve fermare almeno 40 decibel.

Fai il conto con i numeri di prima. Sala a 105 decibel, parete che ne toglie 50: di là ne arrivano 55, come una conversazione a voce alta, in camera, alle undici di sera. Per scendere sotto i 30, cioè al punto in cui il suono si confonde con il silenzio della casa, servono 75 decibel di isolamento. Sono 25 decibel oltre il minimo di legge, e ogni decibel sopra i 50 costa spessore, massa e denaro.

C’è poi una cosa che gli architetti sanno e i committenti no: dentro la stessa abitazione quei minimi non sono nemmeno dovuti. La legge tutela il vicino, non tuo figlio che dorme nella stanza accanto. Se la sala è in casa tua, l’unico riferimento sei tu.

La massa, e perché da sola non basta

Il principio è antico e non si aggira: più una parete è pesante, meno vibra, meno trasmette. Raddoppiando la massa di un metro quadro di parete si guadagnano circa 6 decibel. È un guadagno onesto, ed è anche una condanna: per arrivare a 75 decibel con la sola massa servirebbero spessori da bunker.

Per questo si lavora a strati: due pareti separate da un’intercapedine, cioè un sistema massa, molla, massa, dove la molla è l’aria fra le due. Rende molto più di una parete unica dello stesso peso, e ha un difetto preciso da conoscere.

Il buco nella doppia parete

Un sistema di questo tipo ha una frequenza di risonanza, e a quella frequenza isola peggio di quanto isolerebbe una parete singola. Nelle stratigrafie usate in edilizia cade tipicamente fra i 60 e i 100 hertz, a seconda della profondità dell’intercapedine.

Guarda dove cade: esattamente dove lavora il canale delle frequenze basse di un film. Il colpo di cannone, il motore, il tuono. È la ragione per cui una sala apparentemente ben costruita lascia passare proprio quello che vorresti tenere dentro, mentre i dialoghi non si sentono per niente.

Si sposta più in basso in due modi soltanto: aumentando la distanza fra le due pareti, oppure la loro massa. Sono decisioni che si prendono sul disegno, prima che qualcuno ordini il materiale, e si pagano in centimetri sottratti alla stanza. Ecco perché le dimensioni della sala vanno verificate al netto delle stratigrafie e non al lordo: la stanza finita è più piccola di quella sul disegno dell’architetto.

Il disaccoppiamento, cioè la parte che si sbaglia più spesso

Il suono viaggia nell’aria, ma anche nelle strutture, e nelle strutture viaggia meglio: nel calcestruzzo va circa quattro volte più veloce che nell’aria e si attenua molto meno. Un solo punto rigido che unisce la parete interna a quella esterna, una vite, una staffa, un tubo, riporta il suono dall’altra parte scavalcando tutto il lavoro fatto.

È il motivo per cui in una sala vera la scatola interna è appoggiata su elementi elastici e non tocca la struttura dell’edificio: pareti, pavimento e soffitto galleggiano. Ed è anche il motivo per cui non si può isolare a metà: la catena vale quanto il suo anello più debole, e l’anello più debole di solito non è la parete.

Gli anelli deboli: porta, aria, impianti

Una porta interna normale ferma sui venti o venticinque decibel: messa in una parete da 75, decide lei il risultato. In una sala serve una porta acustica, pesante, con battute e guarnizioni su tutto il perimetro, e la soglia a terra è il punto in cui quasi tutti rinunciano.

Poi c’è l’aria: una sala isolata è una scatola chiusa, e la scatola chiusa va ventilata, per le persone e per il calore degli apparecchi. Ogni condotto che entra è una strada per il suono, e va trattato con silenziatori e percorsi tortuosi, non con un buco nel muro. Lo stesso vale per le scatole elettriche contrapposte, per i faretti nel controsoffitto, per il passaggio dei cavi.

Su una parete, una fessura piccolissima basta a mandare all’aria l’isolamento dell’intera superficie. Non è un modo di dire: è il conto che si fa in fase di verifica, e la fessura vince quasi sempre.

Quando isolare e quanto

Il momento è uno solo: prima. L’isolamento si fa quando le pareti sono aperte, e se si rimanda a dopo si demolisce quello che si è appena finito. È la decisione più costosa da recuperare di tutta la progettazione di una sala.

Il quanto, invece, si decide sulla casa: una taverna interrata con i muri controterra parte avvantaggiata, un ultimo piano sotto il tetto con la camera degli ospiti accanto è il caso difficile. Le raccomandazioni di settore, oggi la CEDIA/CTA RP22 per le sale immersive, trattano l’isolamento e il rumore di fondo come requisiti al pari dell’acustica interna, non come un extra.

Perché è il rumore di fondo la cosa che nessuno considera: se in sala arriva il ronzio della caldaia o il fruscio del condizionamento, non serve a niente aver speso in diffusori. Il silenzio è la metà del cinema, ed è la parte che si nota solo quando c’è.

Prenota una visita: chiama lo 0445 1911502 o scrivici da qui. Se sei un architetto o un progettista, richiedi la nostra guida alla progettazione.

Domande frequenti (FAQ)

Dipende da cosa c’è dall’altra parte, ma il conto si fa così: una sala lavora a 105 decibel di picco, e per non sentirla in una camera da letto ne servono circa 75 di attenuazione. Il minimo di legge fra due unità immobiliari, fissato dal DPCM del 5 dicembre 1997, è 50 decibel: dentro la stessa abitazione non è nemmeno obbligatorio, e in ogni caso non basta.

L’isolamento impedisce al suono di attraversare le pareti e si ottiene con massa, doppie pareti e disaccoppiamento dalla struttura. Il trattamento governa le riflessioni dentro la stanza e cambia quello che senti in sala: intelligibilità, riverbero, precisione della scena. Sono due lavori distinti, con materiali diversi e momenti diversi del cantiere.

No, ed è l’equivoco più diffuso. I pannelli porosi assorbono le riflessioni interne, non fermano il passaggio del suono: contro il vicino non fanno praticamente niente. Per fermare il suono servono massa e disaccoppiamento, cioè costruzione, non rivestimento.

Perché le frequenze basse hanno onde lunghe e molta energia, e perché le pareti doppie hanno una frequenza di risonanza che cade tipicamente fra i 60 e i 100 hertz, proprio dove lavora il canale degli effetti. A quella frequenza il sistema isola meno del previsto. Si sposta più in basso solo aumentando la distanza fra le pareti o la loro massa, e si decide in fase di progetto.

Si può migliorare, ma il risultato è sempre un compromesso e il costo per decibel guadagnato è molto più alto: bisogna riaprire, e ogni impianto già passato dentro la parete diventa un ponte per il suono. Il momento giusto è quando le pareti sono aperte, insieme all’impianto elettrico.

Ultra Experience progetta e realizza sale home cinema chiavi in mano da Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, ed è membro CEDIA. L’isolamento si progetta insieme all’acustica interna e all’impianto, prima che le pareti vengano chiuse, e comprende porte, ventilazione e passaggi impiantistici. Per parlarne: 0445 1911502 oppure scrivici da qui.

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