Dal suono stereofonico al Dolby Atmos: l’evoluzione del suono nel Cinema

Cinema e Sonoro, un’Affascinante Storia Secolare

Il cinema è considerato dall’unanimità l’invenzione tecnologica del XX secolo. E non si tratta soltanto dell’innovazione legata alla possibilità di fruire immagini in movimento su di uno schermo. Il cinema, infatti, è stato l’ambiente ideale per lo sviluppo di tutta una serie di tecnologie straordinarie, le quali hanno potuto proliferare in una fase successiva in maniera anche indipendente dal cinema. Stiamo parlando, ovviamente, del suono, elemento imprescindibile per lo sviluppo dei prodotti audiovisivi che ogni giorno passano sugli schermi di sale cinematografiche pubbliche o private, televisori, dispositivi digitali e via dicendo.

Tuttavia, per circa trent’anni il suono non è stato il protagonista delle produzioni cinematografiche dell’epoca: di fatto, la nascita dei film sonori è datata 1927 con l’uscita nei cinema americani del film “Il cantante di jazz“, diretto da Alan Crosland. In questo lungo arco di tempo molto è cambiato e molto continuerà a cambiare dal punto di vista dell’innovazione sonora.

I primi esperimenti del cinema sonoro

Prima dell’avvento della distribuzione della pellicola di Crosland nelle sale americane, infatti, vi era un unico spazio per la musica, la quale veniva eseguita in diretta (ma solamente per alcuni film) da una piccola orchestra collocata direttamente all’interno delle sale più capienti. Una sorta di accompagnamento live, dunque, e non una vera e propria colonna sonora integrata alle immagini del film.

Bisognerà quindi aspettare l’opera di Crosland per parlare effettivamente di suono al cinema. L’evoluzione della tecnologia sonora è iniziata sin dai primi anni ’30, con il sonoro che inizialmente veniva inciso sulle pellicole sfruttando due metodologie differenti: la prima che prevedeva l’incisione su un’area variabile, tecnica tuttora adoperata per diverse produzioni cinematografiche, e la seconda, caduta in disuso, che invece faceva affidamento sull’incisione a densità variabile.

La cattura del suono era possibile grazie all’utilizzo di particolari cineprese in grado di registrare dialoghi e rumori di scena: cineprese come la Fox Movietone, ad esempio, attraverso cui la traccia audio veniva impressa sulla pellicola esattamente nello spazio esistente tra il fotogramma e la perforazione del nastro.

L’avvento della televisione e la tecnologia Dolby

Per circa vent’anni, nel periodo compreso tra i primi anni ’30 e gli anni ’50, sono relativamente poche le innovazioni legate all’introduzione di nuove tecnologie atte a modificare il funzionamento del sonoro al cinema. Tuttavia, una tappa fondamentale per la crescita del suono cinematografico va individuata nella nascita della televisione.

In questo caso, però, si tratta di un’influenza indiretta del televisore sul cinema. Siamo negli anni ’50, e la TV inizia a diffondersi lentamente a livello globale, Italia compresa. La conseguenza più evidente di tale fenomeno è la diminuzione di spettatori nelle sale cinematografiche: il pubblico inizia a preferire la comodità del piccolo schermo, portando ad un calo rilevante dell’affluenza all’interno dei cinema.

I produttori cinematografici sono quindi costretti a correre ai ripari, puntando sul miglioramento delle tecnologie su cui si fonda il principio stesso dell’arte cinematografica: il perfezionamento dello standard visivo e di quello sonoro. Per quanto riguarda le immagini al cinema, le sale iniziano a dotarsi di schermi panoramici per ospitare i film girati con pellicole nei nuovi formati (altezza minore e larghezza maggiore), mentre dal punto di vista del suono vengono perfezionati gli impianti di trasmissione della componente sonora (sempre all’interno delle sale) grazie alla nascita della tecnologia Dolby.

Il Dolby Atmos e il Futuro del Suono Cinematografico

Le più grandi innovazioni relative al suono cinematografico sono legate al nome di Ray Dolby, inventore e ingegnere americano. A lui, infatti, si devono due invenzioni di particolare importanza per la riproduzione del sonoro al cinema: il Dolby A, sistema finalizzato a diminuire la presenza del rumore di fondo contenuto nelle pellicole, e il Dolby Spectral Recording, evoluzione diretta dello stesso Dolby A.

In realtà, al giorno d’oggi il nome di Dolby è noto anche e soprattutto per l’invenzione del suono stereofonico, introdotto nel 1975 con il termine commerciale di Dolby Stereo, e del celebre Dolby Surround. Quest’ultimo, seppur meno potente rispetto alla tecnologia Dolby Stereo, è attualmente utilizzato sia in ambito cinematografico che in quello domestico, con gli impianti home video caratterizzati dalla presenza di uscite sonore multicanale.

Dall’anno del suo ingresso in commercio (1982), il Dolby Surround ha letteralmente spopolato dal punto di vista della realizzazione degli impianti per la trasmissione del suono. Il suo successo deriva da una notevole semplificazione di tale tecnologia rispetto ai più antiquati sistemi sonori utilizzati sino alla metà degli anni ’70.

L’innovazione più recente, invece, è la tecnologia Dolby Atmos, anch’essa introdotta dall’azienda americana e utilizzata per la prima volta nel 2012. Con il Dolby Atmos il suono nelle sale cinematografiche diventa incredibilmente coinvolgente grazie alla presenza di un numero maggiore di diffusori, ognuno dei quali destinato a trasmettere le onde degli oggetti sonori del film in riproduzione. Un miglioramento, quello apportato dal Dolby Atmos, candidato a tutti gli effetti come il futuro del suono nelle sale e negli impianti domestici del terzo millennio.

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